Intervista doppia: Manuel Erbì e Bebo Orani

Il ruolo del portiere notoriamente è il più difficile di tutti: al primo errore si viene castigati ed una volta commesso rimediare diventa un’impresa. Spesso però un portiere risulta determinante nell’economia della propria squadra e non a caso le prime della classe in molti casi possono vantare la miglior difesa; è questo il caso di Città di Sestu e Leonardo, prime nei rispettivi gironi di serie B ed entrambe con la miglior difesa. Le due porte sono difese, non a caso, da due super portieri: Manuel Erbì e Roberto Orani.


Ciao ragazzi, essere portiere rappresenta una responsabilità enorme in uno sport come il futsal, cosa vi ha spinto ad intraprendere questo ruolo?

M: E’ una passione trasmessa da mio padre, ex portiere di calcio, e così all’età di 5 anni ho iniziato a fare il portiere a calcio. A 16 anni arrivò la chiamata di Osvaldo Masala, all’epoca direttore sportivo dell’Assemini Calcio a 5: il primo anno era per me un qualcosa di totalmente nuovo, ma tornando a casa dopo gli allenamenti capivo giorno dopo giorno ed allenamento dopo allenamento quanto fosse bello il futsal.

R: Ciao a tutti, ciao Manu. Mi sono innamorato subito del nostro splendido sport e, considerato che ho i piedi quadrati, stare in porta era l’unico modo che avevo per giocare. A parte questo penso che il ruolo del portiere nel calcio a 5 sia splendido: sei continuamente impegnato, le responsabilità sono affascinanti ed ogni partita è una prova continua.


A vostro parere qual è l’atteggiamento perfetto di un portiere dentro il campo?

M: L’atteggiamento del portiere è fondamentale: abbiamo una grossa responsabilità ed in questi anni ho capito che la sicurezza, la costanza nei risultati e la positività di un portiere vengano trasmesse anche ai compagni. Inoltre penso sia determinante restare umili ed analizzare ogni gol preso sempre con autocritica per crescere sempre più.

R: A parte parare, che comunque è il nostro compito principale, un portiere deve sapere leggere le situazioni emozionali della propria squadra. Essendo comunque il giocatore più lucido ed essendo il giocatore che da dietro vede meglio le dinamiche dell’azione, deve comandare la difesa, aiutare i compagni nella posizione difensiva. In più, ed è per questo che parlavo di situazioni anche emozionali, deve capire l’atteggiamento della propria squadra. Se troppo rilassata o un po’ deconcentrata deve intervenire spronandola, se invece nota tensione o un po’ di timidezza deve incoraggiarla e tranquillizzarla.


Quale è stata la parata che ricordate con maggior piacere e quale l’errore più brutto che avete fatto durante la vostra carriera?

M: La parata che ricordo con più piacere in Serie B ad Assemini: ero ragazzino e la realizzai contro l’Aurelia. L’errore che mi ha fatto crescere tantissimo BasileaMarina perso 1-0 su un mio errore.

R: La partita che ricordo con più piacere è stato l’esordio in serie A con il Cagliari: giocavamo contro il Palermo terzo in classifica e vincemmo 5-3 in casa. L’errore più brutto che mi ricordo lo feci a Viterbo: uscii un paio di metri dall’area per anticipare un avversario, calciai centrale (errore grave visto che ero molto fuori dalla porta) e il pallone arrivò al portiere del Viterbo che lo calciò di prima verso la nostra porta. Tornando in porta, per completare il tutto, riuscii a cadere all’indietro…gol!


Assieme avete condiviso la porta dell’Assemini in serie A2 e serie B tra il 2007 ed il 2009: quali sono il miglior pregio ed il peggior difetto del vostro collega di reparto e qual è l’esperienza vissuta assieme che ricordate con maggior piacere?

M: Il pregio di Bebo è che lui riesce a leggere in anticipo la giocata che stai facendo e tra i pali è un fenomeno: è il portiere più forte sardo per me e penso per tutti. Un difetto è difficile trovarlo: quando ero all’Assemini cantava negli spogliatoi ed era sempre l’ultimo a farsi la doccia. Ho tanti bei momenti e allenamenti passati con lui però non mi scorderò mai quando entravo al posto suo mi diceva: “Guarda la palla e non staccare gli occhi dalla palla”.

R: Voglio troppo bene a Manuel per cui in lui non vedo difetti. È un ottimo portiere, fra i suoi pregi principali il senso della posizione, l’istinto e la capacità di non farsi condizionare dagli errori. Ho visto crescere il mio collega come giocatore e come uomo, questa è stata la mia esperienza più bella con lui.


Un’ultima domanda: è in arrivo lo sprint finale del campionato. Quali sono gli obiettivi da qui a fine stagione?

M: L’obiettivo da qui a fine stagione è vincere il campionato non mollando nulla proprio ora che siamo riusciti a ottenere il primato.

R: A questo punto l’obiettivo della Leo è vincere il campionato e possibilmente chiuderlo il prima possibile. Se poi continuasse il più possibile la striscia di vittorie consecutive non sarebbe male. Volevo fare un grosso in bocca al lupo a Manu e al Città di Sestu. Speriamo di festeggiare due promozioni Sarde, non sarebbe male farlo con una bella amichevole e poi tutti insieme a cena.

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