Sabrina Marchese, la rossoblù tinta d’azzurro

Il campionato volge quasi al termine. Abbiamo raccontato partite, gol, vittorie, sconfitte, storie di ognuno di noi. Oggi ve ne vogliamo raccontare un’altra.

Giocatrice prima di calcio poi di futsal, la protagonista della nostra intervista entra in questi due mondi così diversi sempre in punta di piedi, ma alla fine lascia sempre il segno. Poche parole, tanti fatti, perché alla fine è il campo a parlare. Si stiamo parlando proprio di lei, Sabrina Marchese. Conosciamo meglio la giocatrice del Futsal Femminile Cagliari in queste righe.

Allora Sabrina, raccontaci come ti sei avvicinata a questo mondo.

“Mi sono avvicinata al calcio esclusivamente grazie a mio fratello. Ho iniziato a seguirlo nei campetti improvvisati per le strade o nei cortili. Quando avevo 6 anni, in Sicilia, non esistevano ancora squadre femminili vicino casa, quindi, per mia fortuna, ho iniziato a giocare con i maschietti fino ai miei 14 anni. Poi è stato un salto nel vuoto nel calcio femminile. I primi campionati regionali a 5, poi le convocazioni in rappresentativa siciliana, che mi hanno battezzato al calcio a 11. Quindi la C femminile, la B dopo solo un anno, le prime convocazioni in nazionale under 17, e infine la serie A con la Roma”.

La chiamata della Roma, ma prima di partire per la capitale arriva una grandissima soddisfazione per la giovane Sabrina, convocazione per l’Europeo under 19, alla fine com’è andata a finire?

“L’Europeo è stato un sogno, la vittoria finale qualcosa di incredibile. Non c’è altro modo per descriverlo. Inizialmente mi sentivo un pesce fuor d’acqua. Le mie compagne di squadra provenivano da vivai e prime squadre importanti, e faceva una certa impressione leggere sulle convocazioni i nomi del Bardolino o del Brescia e poi il nome della mia piccola squadra di serie B di Sciacca. Ma il calcio è uno sport meraviglioso soprattutto per le sue doti di aggregazione. Non importava da dove venivo, importava dare tutto in campo per lo stesso obiettivo. Mister Corradini aveva visto qualcosa in me, ed io ho cercato di ripagare la fiducia giorno per giorno dando tutta me stessa. Non lo ringrazierò mai abbastanza”.

 Vittoria dell’Europeo e si parte per la serie A, la strada è segnata.

“Dopo la firma dell’ingaggio iniziò la mia esperienza nella capitale. Giocai nella Roma per tre stagioni, fino a quando dei problemi societari significarono la fine di quella esperienza. Roma era stata la mia casa per anni perciò decisi di restare, ma nelle rivali della Lazio. Quella stagione non fu particolarmente fortunata e dopo l’ennesimo problema al ginocchio ho pensato di smettere”. 

Più buia è la notte e più l’alba si avvicina. Dopo l’esperienza nella capitale e il rischio di appendere le scarpette al chiodo arriva la chiamata più importante, quella della Torres, la squadra più titolata d’Italia.

 “Nel mio peggior momento, Mister Manuela Tesse è venuta a bussarmi alla porta per portarmi alla Torres. Non si può dire di no alla squadra più titolata d’Italia. La Torres mi ha permesso di respirare il professionismo a pieni polmoni. Sono migliorata moltissimo accanto a grandi campionesse con la quale ho avuto la fortuna di giocare anche la Champions, realizzando un gol di testa che non dimenticherò mai. Siamo riuscite a conquistare una Coppa Italia e una Supercoppa Italiana, ci mancava solo lo scudetto sfumato purtroppo all’ultima giornata nello spareggio contro il Brescia”.

Per l’attaccante della squadra sassarese furono 46 presenze condite da 13 reti. Ma anche qui, problemi societari misero la parola fine a questa società gloriosa.

“Fu un momento buio, ho pensato che fosse veramente arrivato il momento di smettere. Ma anche questa volta il destino volle diversamente. Un’amica mi portò nella Torres calcio a 5, ma solo per aver modo di allenarmi. Passò qualche giorno e mi chiesero di tesserarmi. Da quell’esatto momento inizia la mia nuova avventura nel futsal”. Cambiare per rincominciare, inizia un’avventura tutta nuova per Sabrina. “La Torres calcio a 5 è stata un’esperienza bellissima. Una squadra forgiata dall’amicizia e rinforzata dalle difficoltà.  Ho conosciuto persone fantastiche che mi hanno aperto un mondo a me sconosciuto. Un nome su tutti quello di Mister Desole. Lui è stato la fiamma che ha acceso questo mio amore per il Futsal, mi ha trasmesso il suo grande entusiasmo oltre che le basi di questo sport. L’unico mio rimpianto è stato quello di non regalargli la promozione, sfumò sul più bello, contro un Bisceglie più organizzato, ma anche lì ce la giocammo fino alla fine”.

Dai tacchetti alla suola liscia, dall’erbetta verde al parquet, il futsal rapisce Sabrina. Se la serie A svanisce per poco con la Torres pronta arriva l’occasione per giocarci. Nell’estate del 2018 arriva infatti la chiamata dell’Futsal Femminile Cagliari, quali sono state le tue prime impressioni?

“Mi sono sentita orgogliosa. Sono stata felicissima. Non nego che, insieme a tutta la paura di non essere all’altezza, avevo dentro un cocktail di passione, determinazione e grinta che la facevano da padrone. Amo mettermi alla prova, sentivo il bisogno di sapere di poter ancora una volta reinventarmi sotto altre vesti. Volevo sfidare le migliori di questo sport. Sono le prove impossibili che ti fanno crescere. Non ho mai sentito il bisogno di adagiarmi in un posto”. Inizia la prima stagione nella massima serie.“La mia prima stagione in A è stata la concretizzazione del sudore speso allenamento dopo allenamento. Mi sono sentita abbastanza soddisfatta dell’andamento, anche se, alla fine pretendo sempre di più da me stessa. Cagliari è stata una piazza ideale. Ha dato spazio anche a sconosciuti come me, permettendomi di crescere partita dopo partita”.

Dopo la prima stagione all’FFC arriva un’altra grande soddisfazione, la chiamata nella nazionale maggiore di calcio a 5.

“Per prendere sul serio Cuccu che mi leggeva la convocazione della nazionale ci ho messo due giorni. Pensavo davvero fosse tutto uno scherzo. Non mi sentivo all’altezza. La nazionale è la tana delle atlete più forti in circolazione, avevo l’ansia di fare qualche brutta figura. Ma riascoltare l’inno è stato stupendo. Non avrei mai pensato di poter riavere tale onore. Una volta indossata la maglia azzurra però, non c’è scusa che tenga. Si dà il massimo, sempre. Adoro quella maglia. Adoro ciò che ti trasmette. Adoro tutto ciò che rappresenta”.

Una maglia azzurra e una rossoblù da difendere, sempre come sa fare lei, al meglio.

Se la scorsa stagione si era fermata sul più bello, l’ultima ha visto ridimensionate le aspettative. La nave nonostante le tempeste di un campionato complicato è arrivata in porto e l’FFC e Marchese hanno risposto ancora presente.

Chiudiamo così il racconto, a metà strada. Se il passato è già stato scritto, il futuro è una nuova storia da raccontare. Parafrasando De Andrè, non puoi fermare il vento perché gli fai solo perdere tempo. E Sabrina in fondo è così, poco appariscente ma non si ferma mai, proprio come il vento. Dietro il numero 17 e il cognome Marchese sulle spalle c’è una persona che abbiamo avuto il piacere di raccontare, e noi di Quinto Uomo ci teniamo a ringraziarla per la sua disponibilità.

(foto copertina-Any Given Sunday)

 

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